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Uno dei cento grandi giardini visitabili in Italia

Uno dei cento grandi giardini visitabili in Italia, un giardino d’autore in cui è possibile rilevare la trasformazione di un paesaggio agrario in un giardino contemporaneo dalla struttura sfaccettata, in cui ogni Stanza sta vicino ad altre in una successione che non implica gerarchia ma, una rete entro la quale si possono tracciare molteplici percorsi e ricavare conclusioni plurime e ramificate.

Il tour guidato offre al visitatore la visione di giochi cromatici, le ombre e le luci di uno dei giardini di charme che sfuggono ad ogni banalizzazione e stereotipo. Durante il percorso, guidato dalla proprietaria e autrice del giardino, ci si rende conto di non trovarsi in un luogo da fiaba né, tantomeno, si ha la sensazione di muoversi all’interno di un primordiale Eden. Siamo anche ben lontani dalla geometria dei giardini storici all’italiana e dall’accademica armonia del giardino botanico, nonostante per la sua realizzazione sia stata compiuta una ricerca degna di tali luoghi, tanto da essere inserito oggi nel circuito elitario de “I grandi giardini italiani” .

Sebbene ci si perda nella varietà ricca delle specie floreali, si venga assaliti dallo stupore e dalla meraviglia, si comprende bene che il fascino di tale spazio richiama al dedalo, all’archetipo del labirinto inestricabile.  Non tragga in inganno in tal senso la continuità, simile ad una guida fidata, offerta dall’acqua che scorre nelle saie, poiché le stanze si aprono e si chiudono tra loro enigmaticamente, rimandando al visitatore una pluralità di emozioni profonde come solo il viaggio sa offrire e che l’intrico vegetale accentua nella sua pretesa di determinare il cammino nel nostro essere uomini.

Le stanze in fiore è un giardino aperto, un giardino da visitare senza tenere cura delle coordinate spazio/tempo che ci sostanziano antropologicamente. Proprio nella sua concezione, il giardino, è un salto improvviso nell'impensabile, un luogo nel quale ci si riscopre, ci rimette in discussione ben oltre la nostra volontà e che prende le distanze dall’utopia. Il giardino è un’eterotopia, ossia, contrariamente all’utopia che si lega consolatoriamente al sogno e che alimenta speranza, come ha spiegato Michel Foucault, è uno spazio connesso ad altri spazi, anche a quelli solitamente incompatibili, che neutralizza l’insieme che ha costituito ma che, allo stesso tempo, isolato-chiuso e penetrabile-aperto, si esprime in modo originale e acquista un senso che gli è proprio e che non è in alcun modo riscontrabile altrove.

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